Ready Player One?

In attesa di svelare al mondo la nuova autoproduzione per Lucca (che è una maniera furba per dire che in questo periodo c’è calma piatta!!!) volevo soffermarmi un attimo a parlare di uno dei libri che ho letto di recente. E’ venuto fuori dalla spesa folle che ho fatto all’ultimo Salone del Libro di Torino, in cui mi sono lanciato in molti acquisti scriteriati visto che come spesso mi accade prendo a scatola chiusa, senza conoscere autore o libro in questione. Ovvero, senza lasciarmi influenzare dal giudizio altrui.

Questo lavoro si chiama Player One, è edito dalla “famosissima” casa editrice Isbnbooks e l’autore è Ernest Cline. Si, confesso che l’autore lo conoscevo già perchè è stato lo sceneggiatore del film Fanboys del 2008 (e a proposito, grazie ancora a Manfredi per avermelo fatto scoprire) però a parte questa nota di colore, sono stato attirato dalla copertina che come potete vedere è solo così vagamente anni ’80 e dalla trama, che mi ricordava in parte le avventure di Scott Pilgrim.

Già, di cosa parla questo libro? Beh, in realtà potreste persino cliccare sulla foto e lo leggereste… Credo che questo sia il primo libro dove la trama è inserita nella copertina e non nella quarta di copertina. Di certo, è una scelta bizzarra! Comunque : siamo nel futuro, e la tecnologia videoludica è talmente avanzata che è riuscita a ricreare una sorta di universo virtuale incredibile, chiamato OASIS. Un enorme MMORPG che è entrato nelle vite di chiunque, creando una vera e propria forma alternativa di vita. Qui i ragazzi vanno a scuola, le persone a fare shopping, i giocatori incalliti ammazzano mostri e salgono di livello nei mondi adeguati e via dicendo. E il nostro protagonista, Wade, è proprio un ragazzo ipernerd che praticamente vive in questo modo. Soprattutto dopo che il creatore di questo grande videogame muore, e nel suo testamento lascia scritto che lascerà la sua immensa fortuna a chi riuscirà a risolvere gli indovinelli che condurranno alla scoperta del suo Easter Egg (per chi non sapesse cos’è un easter egg : un contenuto speciale segretissimo contenuto nei videogiochi & affini, inserito dagli autori per divertimento e sfida). E la cosa che rende il tutto interessante è che James Halliday (il creatore di OASIS) è un fanatico degli anni ’80. Così, tutti gli enigmi avranno come sfondo questi anni. E riguardano tutti i campi : dai videogiochi al cinema e via dicendo.

Quindi, se non siete fanatici degli anni ’80 è meglio che giriate al largo da questo lavoro. Perchè in ogni pagina c’è una qualche citazione nerd anni ’80, e non conoscerle vi porterà a perdere gran parte del divertimento. La furbizia di questo libro, infatti, sta anche in questo gioco continuo di citazioni. Che ogni tanto può risultare un po’ noioso, però il più delle volte ti porta ad esclamare “ah, questa la sapevo anch’io!” oppure “ma pensa, era proprio il gioco che avevo io da bambino!” e via dicendo. Ed è proprio qui che stal’equivoco di questo libro : il fatto che sia un libro scritto per essere apprezzato da un pubblico di teenager, ma che in realtà parla a chi ha già superato i trenta. O forse, più che equivoco si potrebbe parlare di grande mossa per attirare più pubblico possibile. O ancora che i trentenni nerd siano in realtà rimasti con l’animo saldamente ancorato all’epoca dell’esplosione ormonale.

E dopo tutto questo, sembra che io ne stia parlando ma in realtà dopo un inizio piuttosto lento il libro scorre via molto bene. E’ scritto in maniera semplice ma efficace, e soprattutto è scritto seguendo la griglia di una sceneggiatura doc e seguendo i dettami di certe storia di genere. Un protagonista senza genitori, che vive con gli zii che lo maltrattano, che si trova meglio in un’altra dimensione (della quale diventerà una star) e nella quale riesce a farsi i suoi unici due amici : un maschio e una femmina. Non vi ricorda un certo Harry Potter, per dirne uno a caso e famosissimo? Questo per dire che i cliche sono sempre in agguato e soprattutto che funzionano sempre.

La storia è comunque molto godibile, si regge bene (a parte al spiegazioni un po’ troppo lacunose del funzionamento di OASIS… Che spesso si piega un po’ troppo alla volontà dell’autore e dell’intreccio) però funziona. E in sostanza, il libro ve lo consiglio se siete dei nerd e appassionati dei favolosi eighties.

Tutto questo per arrivare ad un paio di conclusioni/riflessioni.

In primis, il fatto che questo libro parla di uno dei temi che mi piacerebbe tanto sviluppare in qualcuno dei miei lavori : il concetto di tecnologia totalizzante e spersonalizzante. Internet visto come una sorta di droga. Ed è buffo, perchè ne parlavo proprio una settimana fa con uno dei disegnatori di Milite Ignoto, a proposito di un eventuale nuovo progetto fantascientifico.

E in generale, sto notando che ci sono fin troppi lavori che parlano di cose di cui mi piacerebbe parlare. E il fatto che arrivino tutti prima di me mi fa un tantinello incavolare, perchè poi quello che realizzerei io saprebbe tanto di “già visto”. The Walking Dead, per fare un esempio, è la serie a tema zombie che avrei sempre sognato di scrivere. Dove gli zombie sono lo sfondo alla vicende di un gruppo variegato di sopravvissuti. E che sognavo di scrivere, prima di essermi imbattuto nei volumi di Kirkman e successivamente nella serie televisiva. Vabbè, la mia è una lamentela piuttosto sterile… Magari (e la cosa è molto probabile) non sarei mai riuscito a tirar fuori una cosa bella come The Walking Dead, però… Ora se ci provassi tutti mi direbbero “ah, ma è già visto”. Insomma, devo farmi venire delle idee geniali e possibilmente stupide (perchè è quello che impressiona la gente al giorno d’oggi).

Tornando un attimo su Player One, ho notato che esaspera un concetto molto simile a Scott Pilgrim : introdurre delle regole da videogame all’interno di vicende normalizzate. Con la differenza, che qui il mondo normalizzato paradossalmente è proprio quello del videogame (e comunque si potrebbero fare molti altir esempi). Ma il punto che mi ha colpito non è quello, quanto questa voglia di revival anni ’80 che sta attanagliando un po’ tutto. Questa voglia di citazionismo ad ogni costo, che probabilmente piace perchè la citazione è un pescare nei bei ricordi, e non pensare al futuro. E’ qualcosa di rassicurante, che si basa su certezze acquisite e non sul volerne consolidare di nuove. E allora mi chiedo : è giusto pensare a cose nuove o è meglio andare sul terreno sicuro delle citazioni? In fondo, anche Tarantino ci ha fatto fortuna…

Comunque, probabilmente queste sono solo pippe mentali cosmiche.

Dicevo, il libro è divertente e se siete nerdazzi ve lo consiglio assai! Ora, mi dedicherò a qualche lettura più aulica… Come i manuali delle giovani marmotte. ^_^

Vi lascio con il video di una band molto citata nel libro… Alla prossima!

MDV

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2 commenti su “Ready Player One?

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