The Videowalking Dead

art_walking-to-dairy-lores_with-logoPer la serie “sono sempre sul pezzo”, ho iniziato e finito di giocare pochi giorni fa ad un gioco che avevo acquistato tipo sei mesi prima. Penso che sia una malattia scientificamente provata quella di comprare materiale (che siano libri, film, ecc) e poi lasciarlo lì fino a che non arriva l’ispirazione giusta per prenderli in mano. So che siete in tanti,là fuori, come me. Io sono con voi! ^_^

Comunque, per tornare in tema, tale gioco è “The Walking Dead – il Videogame“, di Telltale Games.

Me lo aveva consigliato un mio caro amico e grande compare di videogiocate online a tema zombie e non, per cui l’aspettativa era piuttosto alta dato che mi fido ciecamente del suo giudizio.
E dopo 6 mesi di attesa per avere un po’ di tempo libero, ecco che finalmente ho svelato l’arcano. Vi dirò, è un gioco che mi ha fatto parecchio riflettere. E abituato ultimamente a “ignoranza” videoludica come Counter Strike e compagnia bella, non è roba da poco.
Non è davvero roba da poco, credetemi.

Dunque, questo videogioco di The Walking Dead è sostanzialmente un’evoluzione del genere avventura punta e clicca. Per i poco nerd, andate pure a cercare info sulla saga di Monkey Island, Grim Fandango, Full Throttle, ecc… Vabbè, ripeto che io ascolto sempre radio nostalgia. Abbiate pazienza! Ahah!
Pare tra l’altro che molti componenti della casa di produzione siano proprio esuli della Lucas Arts (la software house dei titoli sopra citati), e la cosa non mi stupirebbe più di tanto.
E’ un genere videoludico che tra l’altro è purtroppo totalmente in declino. Le grandi avventure grafiche avevano il loro momento d’oro negli anni ’90, soprattutto per il fatto che erano la diretta evoluzione delle avventure ipertestuali, ovvero i primi veri grandi esempi di videogiochi più complessi. Vabbè, la faccio facile.the-walking-dead-episode-3

Parlavo comunque di evoluzione. Questa consiste nel fatto che le scelte che facciamo durante il gioco influenzano il mondo circostante e in particolare le azioni e reazioni dei nostri compagni di avventura. Gli sviluppatori assicurano che il mondo ricreato sarà come un vestito che a poco verrà cucito dalle e sulle nostre scelte, anche se… Si beh, non è che ci sia tutta questa libertà d’azione. La storia principale va dritta su certi binari fino al finale. E’ anche vero che spesso e volentieri la bellezza di un viaggio non sta nell’arrivo ma nel viaggio stesso… E questo è il concetto che meglio si applica al gioco. Oltretutto, questo garantisce anche una certa rigiocabilità, perchè è interessante vedere il classico “come sarebbe stato se…”.
Trama: si basa sostanzialmente sull’incontro tra un uomo, Lee Everett, destinato alla galera per aver ucciso l’amante della moglie, e una bambina, Clementine, che ha perso i genitori dopo il risveglio dei morti. Tenteranno di sopravvivere insieme, unendosi a svariate altre persone durante la loro peregrinazione.
Voi giocatori prenderete sempre e comunque il controllo di Lee, favorendo così una certa immedesimazione nel personaggio. Cosa che vi consentirà di mantenere, credo, una certa coerenza con le vostre scelte perchè vedrete tutto dal suo punto di vista.
Gli enigmi sono piuttosto semplici e banali, e la loro facilità è aiutata dal fatto che si è sempre in ambienti molto ristretti. Per cui basta esplorare con un minimo di attenzione e combinare gli oggetti per ottenere risultati in tempo zero. Ogni tanto poi ci saranno anche interessanti scene d’azione, utili per accelerare un po’ il ritmo e dare la giusta alternanza. Anche qui, niente di complesso. Ma spesso dovrete avere il timing giusto, o gli zombie faranno incetta del vostro intestino!
Quello in cui il gioco esplode la sua forza sono restano comunque i dialoghi. Mai banali, e sempre ben contestualizzati. Oltretutto, spesso e volentieri avrete un timing anche per la scelta della risposta. Cosa che aumenta il coinvolgimento perchè vi costringe a pensare in fretta, come nella realtà. E’ facile dare la risposta giusta quando puoi pensare, molto meno quando il tuo interlocutore è lì a pochi passi da te. Ecco perchè mi piace fare lo scrittore, ahah!The-Walking-Dead-ep-42

Se avete amato/amate la serie di The Walking Dead… Beh, amerete alla follia anche questo lavoro. Perchè sostanzialmente è una grande, lunga puntata interattiva. Ci sono personaggi che compaiono nella serie regolare (Glenn, Hershel, Lilly), ci sono strutture narrative molto simili (il rapporto padre – figlio) e c’è la quasi medesima ambientazione (la “countryside” americana dilaniata dal morbo).
Però stavolta potrete finalmente fare le vostre scelte.
Se un personaggio vi sta sul cazzo, quando ce ne sarà l’occasione potrete sputtanarlo. Potrete essere in accordo o in disaccordo con lui. Potrete scegliere se lasciarlo vivere o morire in talune situazioni. Potrete scegliere chi salvare, in determinati momenti. Cioè, è una sensazione strana. E’ un gioco che può dare molta più soddisfazione a chi ha un minimo di sensibilità e empatia verso i personaggi. Per chi si lascia coinvolgere.
Gli scrittori dei cinque capitoli che compongono il gioco totale hanno fatto davvero un bel lavoro in tal senso. Personaggi credibili, coerenti e quasi mai babbioni che misureranno il nostro grado di affezione nei loro confronti fino all’esplosivo finale.
Cazzo, il finale. Un pugno nello stomaco. Non vi svelo niente ovviamente, però sappiate che ci rimarrete… Così. Ma proprio così.

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E qui si arriva al vero limite del gioco. Un’avventura grafica che promette di modellarsi sulle nostre scelte (come ci viene suggerito dalla schermata qui sopra alla fine di ogni capitolo, che per esempio mostra scelte completamente diverse dalle mie) non può avere un unico finale. Dovrebbe proporne diversi in base proprio a quello che abbiamo fatto. Ma il problema è che comunque le scelte sono un minimo pilotate. Perchè altrimenti il lavoro sarebbe stato immane. Ma sarebbe stato ancora meglio.
Parlando di difetti poi dico che sarebbe stato utile avere dei tasti di “skip” di molte scene preconfezionate (almeno laddove il giocatore non deve intervenire dialogicamente) e che il gioco è completamente in inglese. Da un lato, meglio così perchè il doppiaggio in italiano avrebbe come al solito fatto cagare, dall’altro ogni tanto è dura stare dietro ai dialoghi soprattutto quando si usano espressioni tipiche o che. Credo esista comunque una patch non ufficiale per avere almento i sottotitoli in italiano, ma non l’ho provata. L’ho scoperta troppo tardi!
Ho già menzionato della facilità degli enigmi, per cui è davvero difficile rimanere “incastrati” in qualche punto. E di questo ne risente anche il fattore “lunghezza”, perchè a volersi impegnare davvero in 3-4 giorni si è già alla fine. Ma così facendo non ci si godrebbe bene il tutto, secondo me.
Tornando al discorso di scelte, i programmatori sono stati anche molto “furbi” nel far credere che tutto si possa davvero “comandare”. L’ho notato soprattutto nell’ultimo episodio “No Time Left“, dove tutti i nodi DEVONO in qualche modo venire al pettine. Mascherando la cosa con una bella storia. Paraculo in certi frangenti (è facile fare leva sul rapporto padre figlio) ma comunque intensa. Ad un certo punto vi troverete a preoccuparvi davvero per Clementine. Vi chiederete cosa è meglio fare per lei, con chi schierarvi. Ed è qui che il gioco dà il meglio di sé. E’ questo che rende il gioco davvero una gran bella esperienza. E parlo di esperienza non a caso, perchè  qualcosa dentro vi rimarrà. C’è un livello che va oltre secondo me il semplice intrattenimento ed è quello che dovrete cercare, quello che vi darà soddisfazione.1900x710_coming_24010.nphd

Che dire… chiudo con una menzione per la colonna sonora, che riuscirà a sottolineare perfettamente ogni momento. Specialmente i pezzi lenti poi, sono fantastici. Semplici ma efficaci. A questo link potete ascoltarla da youtube.

La saga di The Walking Dead è probabilmente una delle operazioni più di successo di questi ultimi anni. Ma è qualcosa che funziona. Ha un’ambientazione forte e sfrutta alla stragrande la gabola hitchcokiana del MacGuffin. Questo gioco lo dimostra anche dimostra ancora una volta, e vale davvero la pena di darci uno sguardo. Perchè la storia di Lee e di Clementine è una storia degna di essere raccontata.

MDV

PS : Se mai qualcuno mi proponesse di lavorare ad un progetto per un videogioco… Beh, vorrei che fosse un gioco come questo.

PPS : Giuro che presto parlerò anche di fumetto eh?! 😉

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