Lucca Comics 2014: Don’t Stop Believin’

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M. Ventura is not impressed

E alla fine arrivo anch’io. Come sempre in ritardo, per i più disparati problemi.
Commentare Lucca in questo momento è un po’ come arrivare ad una festa quando tutti se ne sono già andati via e con l’entusiasmo di chi invece vuole ancora scatenarsi. E allora che fai? Mendichi un ultimo bicchierino, ti maledici perché sarebbe un perfetto momento sigaretta ma tanto non fumi, senti i rantoli di chi ha baccagliato tutta la sera accontentandosi poi del meno peggio e conti i “caduti sul campo” dei drink troppo carichi.
Alzi gli occhi verso l’alto, ascolti il silenzio della musica spenta e pensi a quello che ti pare, senza più l’ansia di doversi divertire per forza.

Ce l’abbiamo fatta? Questo sforzo immane è stato ripagato?

Mi sono preparato per un anno, ci siamo preparati per un anno. Sono uscito con cinque volumi nuovi (ok, uno è una ristampa però il lavoraccio che c’è stato dietro non è stato certo indifferente), ho sfoderato magliette d’assalto come meglio non potevo e sguardi seduttori da standista consumato. Volevo che tutto fosse perfetto. Vorrei che le cose siano sempre perfette.

Lucca Comics è l’appuntamento irrinunciabile per ogni “mestierante” del fumetto. Soprattutto se indipendente. Perderlo significa non ricevere la giusta considerazione dai lettori. Non parlo di quella mediatica, perché è un altro discorso. Parlo di “tutto”.

Avevo uno stress e una tensione incredibili prima di questo evento. Ero talmente elettrico che riuscivo a ricaricare la batteria del telefono semplicemente toccandolo.
Ma posso dire che è andata bene. Molto bene!

Allelujahhhhh!!! 

Preparatevi perché questo sarà un altro dei miei soliti lunghissimi e sbrodolanti post. ^_^ Io vi ho avvertiti, eh?!
Dicevo sopra, quest’anno le cose erano un po’ complesse. Uno stand e mezzo da gestire, in due padiglioni differenti. Da un lato i miei lavori passati sotto l’etichetta Manfont (Norby, le Cronache di Gorlond) al Napoleone, mentre i nuovi progetti MDV (The Guide for World Domination e Shadows – Hooligans) in Self Area.
Bel casino, vi dirò.

Credo che fosse alquanto buffo vedermi correre da una parte all’altra e incontrare le stesse persone al mattino in un padiglione e al pomeriggio in un altro… Cambiandomi di “divisa”, oltretutto! Qualcuno giura di avermi visto contemporaneamente in entrambi gli stand, ma posso smentire questa teoria. E anche quella con il golem a mia immagine e somiglianza, non ho ancora abbastanza poteri magici da utilizzarlo. Ma ci sto lavorando.
Gli spostamenti poi il sabato e domenica sono stati anche traumatici perché dovevo letteralmente “tagliare in due” la corrente di persone che transitava nelle strade. Mi sentivo un orso di Yellowstone in balia di un fiume! Sì, molto Yoghi, in effetti. Ma non rubavo i panini agli altri espositori, lo giuro!
Il trauma più traumatico è stato senza ombra di dubbio andare all’area Games sabato all’ora di pranzo. Ho commesso il grave errore di passare per il sottopasso della morte, e io e Alessandro (Alessi Anghini) siamo rimasti imbottigliati ventordici volte prima di riuscire ad arrivare allo studio di Radio Impronta Digitale per un’intervista. Sfiorando risse, linciaggi, insulti, lanci di cosplayers e quant’altro. Che situazione surreale. Sembrava di essere allo stadio in un derby, ma nella tifoseria avversaria. Comunque…

…ecco, il casino l’ha fatta da padrone in molte zone della fiera. Ma non certo in Self Area!

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Riccardo Faccini e Andrea Boscolo allo stand MDV

Il mio resoconto parte da qui.
La Self.
Un ritorno alle origini perché era proprio dalla Self Area di Lucca 2011 che tutto è cominciato (quando portai il primo leggendario numero di Norby). E per tutta una serie di motivi ho usato questo spazio per presentare “The Guide for World Domination” e “Shadows – Hooligans“.
Il riscontro è stato molto positivo, ma poteva andare molto meglio… Per tutta un’altra serie di motivi. Quanti motivi, cazzo. Dov’è il caos quando serve?
In primis, mi sono reso conto che in Self non ci viene un cane, almeno nei primi due giorni di fiera, mentre gli altri padiglioni debordano persone come la metropolitana nell’ora di punta.
Decentrata rispetto alla sezione principale dei Comics nell’area di Piazza San Romano (e senza un richiamo forte come per un PalaPanini o PalaBonelli), senza indicazioni, senza il padiglione del Lucca Junior a metà strada a tentare di attirare, senza la biglietteria davanti che portava visibilità… Insomma, senza niente! A parte ovviamente il sabato dove gli sfollati di tutti gli altri padiglioni defluivano nelle zone più periferiche arrivando anche da noi.
Questo porta a due conclusioni principali. La prima, è che la Self si alimenta grazie agli autori che la popolano. Voglio dire, lì le persone vengono proprio per cercare te! Non ci sono “curiosi” dell’ultimo minuto, o perlomeno… Ce ne sono pochi.
La vicinanza con l’area PRO è un fuoco di paglia, tanto tutti i ragazzi che vanno all’area PRO hanno in mente solo l’editore a cui stanno puntando, non certo il resto. Lo so bene perché fino all’anno scorso tra quei ragazzi c’ero pure io, ma quest’anno non c’era nessuno di interessante o che non mi avesse già rifiutato precedentemente.
Ma torno a monte, e torno alla bellezza della Self: è davvero un brulicare di idee innovative. Dovrebbero farci un giro tutti gli editori che si affannano a cercare materiale estero, specialmente di stampo “indie”, o che finanziano copie su copie delle stesse produzioni. Guardate quanto materiale figo, che c’è.
Certo, questo discorso porta anche al fatto che la maggior parte degli editori italiani non fa l’editore, ma semplicemente si limita a stampare e a distribuire il lavoro. Ma questo, come accennavo, è un altro discorso.
Tra l’altro, sempre in Self si potrebbero anche fare delle distinzioni: ci sono associazioni che si comportano da editori indipendenti (Mammaiuto, Delebile) e poi ci sono autori che si autoproducono totalmente.

IMG_1738-2500E poi, tornando al fattore Self, c’è da dire che ci ci viene è proprio per cercare qualcosa di nuovo e “introvabile”. E come tale, non sa cosa aspettarsi. Ecco perché bisogna lavorare sul presentare correttamente i volumi.
Tra l’altro, mi ha molto incuriosito il fatto che ci fosse davvero di tutto… Dal fumetto di genere, alle graphic novels autoriali, passando per volumi dal formato bizzarro e mille altre cose. E mi sento anche di poter dire che il 90% dei lavori che ho visto e sfogliato (avrei voluto comprare tutto, ma ho dovuto limitarmi a poche cose) è davvero di qualità. Che livello, signori miei. Ed è tutta gente che lo fa per un pugno di euro. Del Monopoli.
Oh, e per fare il “piangina” alla Walter Mazzarri posso anche dire che la stessa struttura della Self non era secondo me ottimale. Il padiglione era a forma di “L” e il mio stand era posizionato nella stanghetta piccola della elle. Dove mediamente passava la metà delle persona presenti, perché purtroppo le uscite del corridoio centrale erano abbastanza ingannevoli.
E inoltre, gli avventori che osavano sfidare la “legge della elle” (essere nel lato corto non aiuta, in tal senso… ^_^ ) dovevano anche oltrepassare “Scilla e Cariddi” ovvero gli stand di “Tenaga” e “Lumina” (–> Coffee Tree Studio) che erano esattamente poco prima di noi e che portavano un sacco di persone a fermarsi lì per via del grande giro che hanno.
Onestamente, non sono cose che si possono certo imputare agli organizzatori (Riccardo Pieruccini e Jacopo Moretti, che per quel che concerne i loro poteri hanno fatto secondo me un lavoro eccellente) ma di circostanze. Circostanze che però vanno tenute in conto (almeno da parte mia) per un evento così importante come Lucca. Ok, ora posso esonerarmi e chiamare un altro allenatore. 😀

Insomma, situazione non ottimale che però non ci ha scoraggiato e grazie ad un sabato e domenica stratosferici alla fine abbiamo portato a casa un grande risultato con mucha soddisfazione! Evvai! E aggiungo un grazie a tutti coloro che mi hanno sostituito e sorretto lo stand durante le mie assenze napoleonesche.
Le due novità sono andate molto bene e c’era un certo entusiasmo generale… Ora viene il difficile!
A proposito, vi ricordo che chi volesse raccattare i nuovi lavori può farlo cliccando qui, nella sezione superaggiornata dello shop!

1900187_10205332725387276_4516160197988708192_oE poi, come dicevo, c’era il padiglione Napoleone.
Lì l’affluenza era totalmente diversa e c’è stato il pienone praticamente sempre. Le sfighe pagate in Self sono state invece “restituite” qui dove la posizione era a mio parere davvero perfetta, vicino al cortile centrale, con l’angolo giusto e in generale con uno spazio arioso e brillante.
Lo stand Manfont era inglobato nella mega realtà Crossover, che include al suo interno le Truckers, il Gentleman Kaiju Club, i Dr.Ink e i Villain Comics. E’ stato bello essere al fianco di così grandi nomi del fumetto italiano, vi dirò.
Era un esperimento, atto a voler “fare rumore” nel mondo dei comics e direi che è ampiamente riuscito. Ci sono da registrare diverse cose per una migliore gestione degli spazi, dell’amalgama e tutto… Ma insomma, è come assemblare una squadra piena di superstar. Ci vuole del rodaggio per arrivare a vincere il titolo, ma in generale l’atmosfera è stata molto bella e si respirava davvero aria di fumetto.
E se posso, faceva molto più “rivoluzione” il nostro stand dove potevi trovare davvero “di tutto e di tutti” al contrario di altri che sbandieravamo rivoluzioni per poi stampare fumettini talmente in poche copie da dare l’impressione di non crederci nemmeno, in certi progetti.

Dicevo, in generale si respirava un’aria davvero frizzante. Allo stand Manfont le cose in generale sono andate molto bene e questo non può che farmi ben sperare per il futuro. In Manfont si lavora davvero bene, questa è la cosa più importante.
Anche qui, aggiungo, chi volesse può acquistare i fumetti manfont cliccando qui. (le novità sono ancora un attimo da aggiornare, ma alla peggio basta spedire una mail all’indirizzo spedizioni@manfont.com per ordinare e pagare).

Tra l’altro, il tempo ci ha graziati, come un saggio re che concede la libertà ad un bandito, con ben sei giorni di sole su sei. Cioè, sarebbe stato più probabile fare una megavincita al superenalotto, per dire (e mannaggia a me per non aver giocato).
Mi sono divertito parecchio e mi sono stancato come non mai. Certo qualche ora di sonno ogni tanto potevo anche spararmela, ahah! Ho rivisto tanti amici che per ragioni di distanza riesco a ritrovare solo a Lucca (e tra tutti cito finalmente la mitica Liana copertinista e colorista di Little Norby che dopo ANNI finalmente ho conosciuto di persona… e pure in modo fantozziano) e in generale.. E’ stato bello, tutto qui. Stranamente, non ho molto altro da aggiungere a questo!

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Il Team Little Norby: Liana, Jessica and me

Questa Lucca comunque mi ha fatto capire tante cose, anche su me stesso. Giusto per arrivare ad una parte ancora più “pesante” di questa narrazione.
Mi ha fatto apprezzare cosa significhi lavorare con persone piacevoli. Cosa significhi lavorare con amici, gente di cui ti puoi fidare e che sono sempre sul pezzo quando si tratta di ridere e sdrammatizzare. Non è poco. Non è un cazzo poco.
E poi ho scoperto che mi sopravvaluto. Il che è strano vista la mia scarsissima autostima, ma è un procedimento mentale complesso: è come se io avessi bisogno di dimostrare qualcosa. Dimostrare che ce la posso fare, che riesco in quello che faccio. Far uscire contemporaneamente cinque volumi autoprodotti ne è un valido esempio.
Ma a chi dovrei dimostrarlo, poi? Non lo so. Questo sarà frutto delle mie prossime seghe mentali.

Ho capito anche che come autore faccio una fatica bestiale ad emergere. Primo perché sono uno sceneggiatore e oltretutto, non contento della cosa, sono uno che si fa i fatti suoi. Bravo Marco, tu si che hai capito tutto.
La verità è che vorrei che a parlare fossero i miei lavori, e non io. E invece dovrei ricordarmi sempre che le public relations sono tristemente il sale di questo lavoro.
Non potendo far parlare a suon di disegni (che sono un linguaggio universale e infinitamente più diretto e veloce) dovrei occupare il mio tempo a relazionarmi con gli altri autori, specie quelli più bravi di me, per farli capire che esisto e che ho un sacco di voglia di fare. Invece, inevitabilmente, finisco per farmi i fatti miei, perché sono un cazzo di orso.
Cioè, in Self Area non ho fatto amicizia praticamente con nessuno dei miei “vicini”. Ma posso dirlo? A me scoccia andare alle fiere. Ci vado perché devo, perché sennò come faccio a far conoscere le mie cose? Ecco. Chiedermi anche di fare amicizia, è troppo per il mio “carattere tupperware”.
O dovrei prendere questo blog e iniziare a inventarmi articoli di satira su qualsiasi cosa che coinvolga il mondo nerd. Ma diventerebbe un lavoro. Come se non avessi già abbastanza cose da fare. Mi accorgo per esempio che la fantasia è qualcosa che esce fuori rabbiosamente laddove è imbrigliata. Mentre invece quando è allo stato brado (come in questi ultimi due anni) mi riesce difficile.
Cioè, per dirvi, sono uno che si fa problemi a chiamare gli amici di sempre perché ha il timore di rompere le palle, figurarsi approcciarsi con uno sconosciuto.
Vabbè, altro materiale da seghe mentali.
La verità, è che ho altre paure molto più profonde, SUL mio lavoro. Ah sì, perché io lo considero un lavoro. Mi occupa tutto il giorno, anche quando vado a dormire. Ma dicevo, son cose che non dovrei tirare fuori perché in post di questo tipo bisogna sempre dire che va tutto alla grande, che si vende un casino, che sono un figo della Madonna e dovrei pure tirarmela fino a strapparmi la pelle.
Ma non sono proprio il tipo.

Ma in fondo, #chissenefotte.

Insomma, chiudo con un augurio musicale a me stesso e a chi legge questo blog con svariati sogni nel cassetto. Non smettete mai di sperarci. I sogni si avverano, se vi impegnate a fondo. Anche a costo di pizzicarvi le dita per impedire a quel dannato cassetto di chiudersi.
E non abbiate paura di arrivare tardi ad una festa. Perché ci sarà sempre un sogno pronto ad aspettarvi e pronto a chiedervi di ballare con voi fino alle stelle, anche nel silenzio più totale.

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